Cosa resta della Blogosfera italiana?

Home page di Splinder a Gennaio 2012

Confesso; questo su Vivaldi.net non è il mio primo blog. Anzi ho perso il conto di quanti ne abbia aperti in passato. Fortunatamente nessuno di essi ha raggiunto una qualche riconoscibilità per cui quando sono spariti dalla rete non se ne è accorto nessuno. Il nulla che si diluisce nel nulla.

Il più longevo di questi spazi è stato online per circa 8 anni, un enormità a pensarci oggi. Lo ospitava Blogger/Blogspot, la piattaforma creata da Pyra Labs che in quegli anni era già stata acquisita da Google. Ricordo che la mia scelta cadde su Blogger dopo una lunga selezione comparativa in cui avevo esaminato quasi tutte le piattaforme gratuite disponibili ed ero giunto alla conclusione che fosse quella con le minori restrizioni. Tutto sommato non avevo neppure torto visto che gran parte della concorrenza si è nel frattempo dissolta mentre i server di Blogger sono ancora attivi e funzionanti nonostante tiri una marcata aria di abbandono anche da quelle parti.

Per farla breve comunque, erano gli anni del boom della blogosfera ed era in corso una vera e propria gara ad offrire piattaforme di pubblicazione. C’era l’armoniosa community Italiana di Splinder [1], c’erano Clarence, Bloggers.it, Io Bloggo e i portali Libero e Virgilio. Ci si erano buttati anche grandi nomi, dai Blog de La Stampa [2] a Il Cannocchiale (Il Riformista), da Tim a Tiscali, da DiaBLOGando (RCS) ad Aruba. E c’erano ovviamente i grandi nomi internazionali: oltre al già citato Blogger c’erano LiveJournal, WordPress.com, Microsoft Live Space ed un infinità di altri. Insomma era impossibile girare in rete per più di 5 minuti senza che qualcuno ti offrisse di aprire un blog sulla propria piattaforma.  Se voleste cogliere meglio l’atmosfera di quegli anni non posso che consigliarvi il libro Come si fa un blog di Sergio Maistrello edito da Tecniche Nuove. Non credo sia più disponibile se non come remainders o nel mercato dell’usato, tuttavia sul sito dell’autore è possibile ancora recuperare una copia PDF [3].

A fronte di una offerta quanto mai ampia a mancare spesso clamorosamente erano invece i piani di sostenibilità; quei programmi chiamati nel medio termine a rendere profittevole e sostenibile un settore in cui i più si erano buttati solo per paura di restare esclusi da un nuovo e promettente mercato. Ed i risultati nefasti non si sono fatti attendere con i vari provider che uno ad uno si sono defilati dal campo, a volte in modo inatteso e clamoroso (come fu per Splinder) altre volte per inedia ed abbandono.

Fin qui però abbiamo parlato dello spirito del tempo e delle molte soluzioni tecnologiche, ma nulla di tutto questo avrebbe avuto senso se non ci fossero state milioni di persone pronte a cogliere quello spirito e a popolare di contenuti quelle piattaforme. Per alcuni era la semplice evoluzione delle pagine personali alla Geocities, per altri uno spazio privato per dare forma scritta al proprio pensiero, per altri ancora un modo per condividere passioni e conoscenza. Ciò che si può dire però è che davvero il blog era uno strumento sociale attraverso il quale si costruivano rapporti umani a volte ben più interessanti della blogosfera stessa. Alcune piattaforme come Splinder, LiveJournal e WordPress.com erano costruite apposta per mettere in comunicazione gli autori; altre come Blogger erano spazi confinati e stava alla volontà del tenutario andarsi a cercare l’interazione con il resto del mondo. Di buono c’era -almeno all’inizio- un assoluto candore che teneva lontani il culto della personalità e le mire commerciali. Si scriveva per comunicare, il resto era marginale.

Certo non era un arcipelago piano popolato da mille isole, anzi l’invisibilità era letteralmente all’ordine del giorno. Anche perché come sempre accade nei contesti sociali qualcuno decise che tanta democrazia non andasse bene. Nacquero così le blogstar, famose sul web per il fatto di essere famose. Che poi per la piccola community italiana si trattava per lo più di un ristretto gruppetto radical chic di persone tutte intente a citarsi e rilanciarsi a vicenda. Un insieme autoreferenziale di esaltati convinti di dover immancabilmente esprimere le proprie opinioni sul thème du jour ed intrinsecamente convinte di combattere dalla parte giusta di non si sa bene cosa. Ancora non lo sapevamo, ma avevamo a che fare con quello che poi sarebbe diventato noto come effetto Dunning-Kruger portato avanti da sparuti aspiranti social justice warrior

Ovviamente non durò a lungo. Che da quell’onda si potesse spremere denaro o se non altro visibilità divenne ben presto un mantra e molti saltarono sul nuovo carro vincente. Così piccole cose nate per hobby divennero aziende, le firme fantasiose divennero partite IVA, la pubblicità irruppe e devastò tutto come poche altre cose sanno fare in Rete. Complice l’ascesa dei social network, tutto rapidamente deperì e quella voglia di comunicazione semplicemente si spostò altrove.

Cosa resta dunque di quegli anni? Cosa resta della blogosfera italiana? Delle piattaforme ben poco: Blogger stagna da anni nella più assoluta marginalità nei piani di Google; WordPress.com è ormai costruito in ottica commerciale; le poche altre piattaforme ancora operative puntano solo a servire pubblicità tra articoli tutti uguali, scopiazzati e sempre più spesso generati algoritmicamente. Non va meglio ai blog in senso stretto. Certo alcuni sono ancora aggiornati ed attivi, ma sono eccezioni in un generale stato di abbandono. Molti di coloro che abbracciarono la svolta commerciale si limitano ormai a pubblicare cianfrusaglie scritte da autori sottopagati a loro volta pronti per essere sostituiti dall’AI. Le blogstar ovviamente hanno fatto carriera e continuano a raccontarci banalità spacciandole per profonde analisi del mondo.

E poi? E poi ci sono piccole nicchie dove si prova a costruire comunità digitali un po’ più salubri ed amichevoli. Lo si fa con strumenti nuovi come nel fediverso o con strumenti antichi come nel tildeverse. Ed è questo che mi sembra di trovare anche qui su Vivaldi.net dove si respira un po’ l’aria del vecchio MyOpera o della prima Mozilla. Vedremo come andrà 🙂

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1. Splinder ha chiuso definitivamente il 31 gennaio del 2012 – 2. I blog dei lettori de La Stampa chiusero ad esempio nel 2010 – 3. Come si fa un blog.