È ora di chiudere i commenti su Internet

A cosa dovrebbero servire i commenti in coda ad un post o ad un articolo? Sembra una domanda banale ma quando provi a formulare una risposta coerente ti accorgi che così ovvia la questione non lo è proprio. Lo chiedeste a me vi direi che i commenti dovrebbero essere uno spazio per il lettore in cui esprimere la sua opinione, le sue valutazioni e perché no le sue critiche al contenuto principale. E forse all’alba di quello che è poi passato alla storia con l’etichetta di Web 2.0 è stato davvero così. Ma oggi? A me sembra che i commenti siano diventati semplicemente un altro social network, modello di cui ricalcano la vacuità e l’egocentrismo.

Complice la centralizzazione delle piattaforme, molti modelli tipici del social network si sono trasferiti anche nei commenti con profili, avatar, like, interazioni, citazioni, embedding e quant’altro. Alcuni degli ormai pochi siti che leggo con regolarità hanno ancora una sezione commenti attiva e mi capita, nonostante la mia diffidenza, di buttarci un occhio. L’esperienza -almeno per me- è disastrosa. Forse un commento su 10 ha una qualche correlazione con l’argomento della pagina, tutto il resto è, perdonatemi, immondizia. Molti commentatori non sembrano neppure aver letto l’articolo sotto cui scrivono e partono spediti con i loro anatemi, con il loro qualunquismo, con le frasi ripetute a cantilena. E poi ideologia spiccia, frasi fatte, lettura politica di ogni cosa si trattasse pure del peso specifico del semolino o del colore della carta da parati. E ancora chiavi complottiste, pretese di evidenza per cose che stanno solo nella testa del commentatore stesso, rabbia repressa. Tanti non sembrano neppure interessati a lasciare un commento quanto ad innescare una discussione attorno a se, nel più classico stile dei troll. Nella sparuta minoranza che l’articolo l’ha letto sono sempre più pochi a comprenderlo specie se la sintassi della frase ha più di un inciso e di una subordinata; e via ancora di incomprensioni, arrabbiature e polemiche. Davvero frustrante.

Dopo qualche minuto di lettura, la pressante sensazione di aver sprecato tempo prende il sopravvento assieme allo sconforto. A volte verrebbe voglia di replicare un commento alla volta, punto su punto, assurdità per assurdità. Ma sarebbe la proverbiale fatica di Sisifo oltre che una resa a quel modello inflazionato di comunicazione. Altre volte viene istintivo tallonare per un po’ qualche commentatore troppo ossessivo per scoprire che magari tutto ciò che millanta in pubblico è pura invenzione e quello spazio nel discorso pubblico è gran parte della sua quotidianità. Abissi nei quali sarebbe meglio non guardare, probabilmente.

Nella seconda metà degli anni ’90 il fenomeno passato alla storia come Eternal September (Settembre Eterno) innescò il rapido declino della rete Usenet. Al tempo l’arrivo in massa di utenti superficiali, impreparati e poco propensi ad approfondire destrutturò le basi di una comunità che si era invece fondata su ordine e voglia di apprendimento. Probabilmente lo stesso è accaduto ai commenti del Web, ma con una differenza non banale. Usenet era la più non-commerciale delle reti informatiche, mandata avanti con poche risorse e quasi solo per passione; la rete dei commenti invece ha oggi un valore commerciale per chi ne gestisce le piattaforme così come per chi la ospita nei propri siti. I comenti diventano visite, interazioni, engagement, metriche dunque che qualche esperto di marketing saprà sicuramente trasformare in un adeguato controvalore.  E questo basta a tenere in piedi la baracca, a tollerare gli eccessi, a fingere che tutte le idee abbiano lo stesso valore. Non sarà facile uscirne.